Philippe Streiff, una storia affascinante.
L’esordio in Formula 1 della Renault porta alla ribalta dei riflettori la ‘Francia da corsa‘, con molti giovani piloti pronti a farsi strada nella massima formula sotto l’egida della ‘Régie’.
Tra questi abbiamo il giovane Philippe Streiff, ottimo driver nelle formula minori.
Nel 1984 Renault gli affida una terza vettura, con un inedito numero 33 dipinto di verde al Gran Premio di Estoril.
Guida come un vero attaccante ed alla dirigenza di Renault Sport piace nonostante non ottenga un risultato di rilievo.
Trova così posto alla Ligier, dove sostituisce De Cesaris licenziato in maniera assurda.
Otterrà uno splendido terzo posto in Australia, dopo un’accesa lite con Lafitte.
Philippe Streiff, le vicende
E’ chiaro che Philippe Streiff non è uno facile, coriaceo quando si tratta di superarlo anche quando è doppiato.
Una qualità che gli permette di guidare al massimo in molte circostanze, anche quando non ce n’è bisogno.
Sono gli anni ‘80 e le auto di F1 in griglia sono tante al punto che ci sono le prequalifiche e gente come Philippe Streiff, in gare in cui i ‘doppiati’ sono un bel ‘mal di testa’ per chi sta davanti, sono un problema.
La Renault per il 1986 lo accasa alla Tyrrell ed in Australia può di nuovo essere terzo, ma viene tradito dal consumo smodato del propulsore ‘Turbo’ Francese.
Rimane così, mestamente, senza benzina.
L’anno dopo è sempre in Tyrrell dove ottiene un bellissimo quarto posto in Germania, dopo una gara ad eliminazione.
Dopo la Tyrrel, il buon Streiff guida l’AGS che è tra le peggiori monoposto dello schieramento.
L’epilogo
Non basta essere sempre ‘a tavoletta’ o staccare come se si fosse in una ‘speciale‘ di rally: la macchina non va e nessuno ci può fare nulla.
In Canada può arrivare quinto, ma l’AGS come sempre si rompe.
Nel 1989 si ritorna ai motori aspirati e l’esperienza può fare la differenza.
Philippe sa come gestire bene un V8 senza il turbo, ma rimane paralizzato a causa di un brutto incidente durante i test invernali.
E’ la fine di una carriera che poteva essere molto più brillante.
La storia di un vero ’Mastino‘ che sicuramente, come molti della sua epoca, avrebbe meritato di più.
Ma va detto, farsi male o morire faceva parte del gioco.
La dura legge ‘Non scritta’ delle corse di quegli anni te lo diceva fin da bambino quando cominciavi con i kart che avresti potuto rimanere su una sedia a rotelle o anche morire.
Qualcuno ha ancora il privilegio di raccontarlo, qualcun altro no.
Il prezzo da pagare per essere in Formula 1 negli anni d’oro, lo scotto di far parte dell’Olimpo della velocità nel suo massimo splendore storico.
Eppure, la storia di Philippe Streiff non si ferma su quella pista ghiacciata d’inverno. Dopo l’incidente, con una forza d’animo fuori dal comune, ha continuato a vivere il mondo del motorsport da protagonista, diventando organizzatore e promotore di eventi, senza mai perdere quel carattere combattivo che lo aveva reso un “mastino” in pista. La sua vicenda resta il simbolo di una Formula 1 dura, romantica e spietata, ma anche della straordinaria resilienza di un uomo che, pur privato della possibilità di correre, non ha mai smesso di lottare.
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