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Volkswagen Bulli del 1955, va come un treno  

Riassunto veloce

Volkswagen Bulli protagonista all’International Volkswagen Bus Day: scopri il raro Bulli rail del 1955 restaurato, la sua storia ferroviaria, le caratteristiche tecniche e le curiosità di un’icona unica su rotaia.
Volkswagen Bulli

In occasione dell’International Volkswagen Bus Day, in programma il 2 giugno ad Hannover, i riflettori saranno puntati su un veicolo davvero fuori dal comune: un rarissimo Volkswagen Bulli capace di muoversi non solo su strada, ma anche su rotaia. A presentarlo sarà Volkswagen Commercial Vehicles, che porterà all’evento un esemplare unico restaurato con cura maniacale dal reparto Classic. Un’operazione che unisce memoria storica, ingegneria e passione per uno dei modelli più iconici di sempre.

Il protagonista è il cosiddetto Volkswagen Bulli rail, noto anche con la sigla Klv-20. Nato nel 1955, questo mezzo speciale fu realizzato su richiesta delle ferrovie tedesche, che avevano bisogno di un veicolo compatto, affidabile e versatile per la manutenzione e il controllo delle linee ferroviarie. La conversione per l’uso su rotaie venne affidata alla Martin Beilhack di Rosenheim, azienda specializzata in mezzi ferroviari, che trasformò il celebre furgone Volkswagen in uno strumento di lavoro tanto insolito quanto efficace.

La base tecnica era quella del leggendario Volkswagen Bulli T1 Kombi, un modello che già all’epoca rappresentava un punto di riferimento per robustezza e semplicità costruttiva. A partire da questo telaio furono realizzati circa 30 esemplari in un solo anno, tutti destinati a servizi ferroviari. Il Volkswagen Bulli rail rimase operativo fino agli anni Settanta, dimostrando una longevità notevole anche in un contesto d’uso così particolare.

Volkswagen Bulli, iconico ed intramontabile

L’esemplare oggi restaurato, identificato dalla sigla 20-5011, è spinto da un motore 1.1 litri da 28 CV, in grado di raggiungere una velocità massima di 70 km/h. Numeri modesti se confrontati con gli standard attuali, ma più che sufficienti per le esigenze di ispezione e manutenzione ferroviaria dell’epoca. Il cambio è un manuale a quattro marce, mentre uno degli elementi più affascinanti è il sistema idraulico di sollevamento degli assali: grazie a questo meccanismo, una sola persona poteva sollevare il veicolo e ruotarlo su se stesso, cambiando direzione direttamente sui binari senza bisogno di manovre complesse.

Per adattarsi alla circolazione ferroviaria, il Volkswagen Bulli rail subì modifiche evidenti anche dal punto di vista estetico e funzionale. I gruppi ottici tradizionali vennero rimossi e sostituiti con segnali luminosi tipici dei treni, rendendo il mezzo immediatamente riconoscibile all’interno delle infrastrutture ferroviarie. Le ruote in acciaio, con un diametro di 550 mm, contribuirono ad aumentare la massa complessiva del veicolo fino a 2.200 kg, garantendo al tempo stesso stabilità e sicurezza sui binari.

Le caratteristiche

L’impianto frenante prevedeva un comando idraulico con pedale, affiancato da un freno a mano meccanico, soluzione pratica e affidabile per un mezzo destinato a operare spesso in condizioni delicate. L’abitacolo del Volkswagen Bulli rail mantiene l’impostazione funzionale del Kombi, con otto posti su tre file e quattro portiere tradizionali che facilitavano l’accesso dell’equipaggio e degli operatori ferroviari.

C’è però una curiosità che rende questo Volkswagen Bulli ancora più sorprendente: non sono presenti né il volante né gli specchietti retrovisori. Un dettaglio che sottolinea come il veicolo fosse pensato esclusivamente per l’uso su rotaia, dove la guida segue logiche completamente diverse rispetto alla strada.

Oggi, grazie al restauro del reparto Classic, questo Volkswagen Bulli torna a raccontare una storia poco conosciuta ma affascinante, fatta di soluzioni ingegnose e di un’epoca in cui il Bulli era davvero pronto a tutto. Un simbolo della versatilità Volkswagen, capace di adattarsi a qualsiasi contesto senza perdere la propria identità. Un pezzo di storia che, a distanza di quasi settant’anni, continua a stupire e a parlare al cuore degli appassionati.


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