Estoril 1995, la storia del primo incontro tra Schumy e la Rossa
Nel mondo dei motori esistono eventi ‘epocali’ destinati a rivoluzionare pesantemente il corso delle cose.
Il passaggio di Schumacher alla Ferrari è uno di questi ‘casi’.
Il tedesco è un uomo discusso per la sua aggressività in pista e per la tendenza a portare la competizione a livelli davvero estremi.
Vince nel 1994 buttando fuori Damon Hill e nel 1995 dominando praticamente quasi ad ogni gara.
Montezemolo e Jean Todt non hanno dubbi : Michael è l’uomo che serve per riportare il mondiale a Maranello.
Con i soldi di Agnelli e lo charme di Montezemolo l’operazione è fatta: il tedesco firma con il team italiano con ‘status’ incontrastato di prima guida per la stagione 1996.
Il ‘Kaiser’ non ha mai guidato la Ferrari, salvo batterla a più riprese in gara.
Ne sa quindi veramente poco di come si comporta, essendo concettualmente opposta alle Benetton che ha pilotato per svariati anni.
La maggiore incognita è il telaio, tendenzialmente meno ‘equilibrato’ di quello delle vetture di Enstone, ma il ‘Kaiser’ non è uno che si fa intimorire.
Estoril, le vicende
L’occasione per familiarizzare con la ‘Rossa’ e la squadra è data da una sessione di test fatta all’Estoril.
Fa freddo quel giorno sulla pista portoghese ed un vento forte proveniente dall’Oceano sferza l’atmosfera rendendola ancora più’ ‘elettrica’.
I meccanici e gli ingegneri, tutti i tecnici, sono curiosi di vedere cosa farà il ‘campione’ con la vettura settata con le mappature e gli assetti di Berger.
Con ‘calma olimpionica’ Michael Schumacher entra nell’abitacolo e fa un primo giro per vedere se tutto funziona.
Dopo, si scatena l’inferno.
Schumacher ci dà dentro come se fosse in gara, incurante di una macchina settata con i parametri di un altro driver e che, soprattutto, non aveva mai guidato prima.
Risultato: il miglior tempo di Berger, ottenuto in gara sulla medesima pista durante il Gran Premio di quell’anno, viene abbassato di un secondo.
Mostruoso.
Grande.
L’epilogo
Era quindi Gerhard Berger che andava ‘troppo piano’ in gara o Michael che andava come un treno?
Probabilmente la seconda.
Sceso dalla macchina, con aplomb e sorriso al tempo stesso dice ai meccanici: ‘Come fate a non vincere con un motore cosi?‘
Il V12 della 412 T2 aveva stregato il ragazzo di Kerpen.
Estoril sarà l’inizio di una storia leggendaria, fatta di successi che campeggiano a lettere cubitali nella storia del motorsport.
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